il Facilitatore

dei processi comunicativi

Col tono giusto, si può dire tutto. Col tono sbagliato, nulla: l’unica difficoltà consiste nel trovare il tono.

George Bernard Shaw

Il metodo su cui si basa questo tipo di consulenza è la programmazione neuro-lingusitica (PNL), la quale ha come oggetto di studi la comunicazione verso gli altri e verso se stessi.

A differenza di altre metodiche, non si occupa di comprendere
perché un tipo di comunicazione funzioni e un altro no.
Le sue indagini sono sul:

  • COME si sviluppa un determinato processo comunicativo;
  • COME è strutturato.
  • COME riprodurne i risultati ( nel caso si tratti un processo vantaggioso)
  • COME evitare di riprodurli (in caso contrario).

Pensiamo a quanto sia importante che i membri di un team dispongano di una comunicazione interpersonale chiara ed efficace. In molte occasioni, le diverse visioni di alcuni colleghi possono integrarsi, arrivando a generare nuove e vantaggiose opportunità per l’azienda, ma purtroppo intervengono incomprensioni, tensioni, modalità espressive individuali che non vengono reciprocamente “digerite” o comprese. Questo produce inutili e svantaggiose fasi di stallo, disagi personali a danno della motivazione personale e dello spirito di gruppo.
In realtà il disaccordo nasce a causa della forma con cui si esprimono le proprie idee e non perché le idee non siano valide. Quando inizia uno scontro non è mai uno scontro di idee, ma uno scontro fra persone, fra sistemi di valori e convinzioni, fra sensibilità individuali che vengono urtate dai modi, dai toni, dalle parole dell’altro. Si può tranquillamente avere opinioni diverse senza litigare, così come si può tranquillamente litigare anche se si sta dicendo la stessa cosa. Quante volte ci è capitato ( e non solo sul lavoro)?

La funzione del facilitatore è appunto quella aiutare le persone coinvolte in un interscambio a cogliere “i fattori critici della loro comunicazione con l’interlocutore”, aiutandoli, nel contempo a dire la stessa cosa in un modo che aiuti l’altro a comprendere (secondo il proprio modello espressivo).
Il facilitatore assiste alla dinamica dall’esterno e interviene solo quando nel team si manifestino nodi interrelazionali, equivoci, tensioni. Lo scopo, nel suo complesso, è quello di ri-orientare costantemente i partecipanti verso gli obiettivi e le soluzioni dei problemi, evitando che si focalizzino su recriminazioni reciproche e risultati negativi del passato . Il facilitatore aiuta le persone a scoprire come usare la comunicazione per mettere in comune risorse e idee funzionali.
Grazie al suo contributo, i membri del team evitano di farsi trascinare dall’emotività verso situazioni che non giovano né a se stessi né all’azienda, situazioni che producono solo inutili sprechi di tempo e di energia.
In questo modo le strategie della comunicazione efficace entrano in maniera altamente contestualizzata nell’azienda per partecipare attivamente e dinamicamente ai suoi sviluppi concreti.